Tutti a scuola: il discorso del Presidente della Repubblica
Un nuovo anno scolastico prende il via, quest’anno con una cerimonia di inaugurazione nell’Istituto Sergio Marchionne di Amatrice. A dieci anni dal terremoto che colpì il centro Italia, oggi questo diventa l’emblema della ricostruzione, un nuovo punto di partenza.
È qui che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha tenuto il suo consueto discorso inaugurale, un augurio di buona scuola a tutti gli studenti che si è tradotto in un’occasione per lasciar riflettere sul presente e sui mutamenti della società anche in vista del domani.
“La scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
Poi l’invito ad utilizzare la tecnologia a nostro favore, rivolgendosi direttamente ai ragazzi: “compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola”. Un’affermazione che chiama in causa le minacce del presente e del futuro, prima fra tutte l’intelligenza artificiale.
Infine, un passaggio sulla brutalità dell’essere umano e del compito che ha la scuola nel formare cittadini responsabili, educati al rispetto e mai alla violenza. “La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli – sottolinea – in questo tradimento del loro compito educativo, sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”.