Scuola: occupato anche il Mamiani, salgono a sei gli istituti mobilitati

Blitz notturno con fuochi d’artificio e barricate a Prati. Proteste dal centro alle periferie contro i tagli all’istruzione e la spesa per le armi. Sette fermi al Giordano Bruno.

Sale la febbre della protesta negli istituti superiori della Capitale. Nella serata di lunedì 26 ottobre, il movimento studentesco ha segnato un colpo simbolico con l’occupazione dello storico Liceo Terenzio Mamiani di viale delle Milizie, portando a sei il totale delle scuole mobilitate in tutta la città.

L’azione nel cuore del quartiere Prati è stata annunciata e diffusa in tempo reale sui social: fuochi d’artificio all’esterno per inaugurare lo stato di agitazione e una muraglia di banchi accatastati nel cortile per sbarrare ingressi e cancelli, impedendo la ripresa delle lezioni.

«Fondi alle armi, briciole alla scuola»: le ragioni della protesta

Al centro della mobilitazione studentesca c’è un durissimo atto d’accusa contro le politiche governative. Nel comunicato diffuso dal collettivo del Mamiani si punta il dito contro i disinvestimenti pubblici:

«Di fronte a scelte che sottraggono risorse alla scuola e alla sanità per destinarle ai conflitti bellici, condannando la nostra generazione alla precarietà, lottare nei canali ordinari non basta più.»

La mappa delle occupazioni: dal centro alla periferia

La protesta si estende a macchia d’olio da una parte all’altra di Roma, toccando quadranti centrali e quartieri popolari. Con il Mamiani, l’elenco degli istituti occupati nelle ultime ore comprende:

  • Liceo Classico Tasso (Centro Storico)

  • Liceo Artistico Argan (Don Bosco)

  • Istituto Margherita di Savoia (Re di Roma)

  • Istituto Piaget-Diaz (Tor Sapienza)

  • Istituto Tecnico Von Neumann (San Basilio)

Momenti di tensione: sette fermi al Giordano Bruno

Il clima resta teso anche sul fronte dell’ordine pubblico. Presso l’Istituto Giordano Bruno, l’intervento delle volanti della Polizia di Stato ha portato al fermo di sette studenti minorenni. I ragazzi, sorpresi a volto coperto e con catene di ferro al seguito, sono stati identificati in Questura prima di essere riaffidati ai genitori.