Alice De André si racconta: arriva lo spettacolo “Alice (non canta) De André”

Alice De André presenta lo spettacolo Alice non canta De André a Lorenzo Palma
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Nel salotto di Lorenzo Palma su Dimensione Suono Roma, un’ospite d’eccezione ha svelato i dettagli di un debutto teatrale molto atteso. Alice De André ha presentato il suo nuovo spettacolo, “Alice (non canta) De André”, un monologo intimo e ironico che andrà in scena all’OFF/OFF Theatre di Roma il prossimo venerdì 15 maggio alle ore 21.00.

Scritto a quattro mani con Alessio Tagliento e impreziosito dalle note del violoncello di Giulia Monti, lo spettacolo è un viaggio nella memoria che promette di emozionare e sorprendere il pubblico capitolino.

Un viaggio tra memoria e identità: di cosa parla lo spettacolo

Dopo l’esperienza di successo con “Take me aut. L’eroe che è in me”, Alice De André torna sul palco con un’opera prodotta da Talia Media Produzioni. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: Alice non cerca l’imitazione, non canta le canzoni del nonno, ma usa la sua voce per raccontare una storia fatta di ricordi familiari trasformati in materia viva.

Il cuore pulsante del racconto è la Sardegna, luogo dell’anima e di appartenenza. Attraverso il palco, riscopriamo i due volti della vita del grande Fabrizio De André:

Portobello: la fase leggera, giocosa e solare.

L’Agnata: il rifugio a Tempio Pausania dove Alice è nata, simbolo di un periodo introspettivo e a stretto contatto con la natura.

Tra aneddoti cult e un’eredità da riscoprire

Lo spettacolo non è solo introspezione, ma anche un vivace affresco della commedia italiana. Alice condivide ricordi di serate leggendarie popolate da giganti come Paolo Villaggio, Walter Chiari, Marco Ferreri e Ugo Tognazzi. In questo contesto di energia artistica straripante, la piccola Alice cresceva esibendosi per amici e famiglia, fino ad arrivare alla maturità di oggi.

Il fulcro della narrazione è la ricostruzione di un nonno mai conosciuto direttamente, un puzzle composto attraverso i racconti degli altri, le canzoni e gli aneddoti rubati. È il percorso di una donna che impara a portare un cognome importante con “elegante disequilibrio”, trasformando un’eredità potenzialmente ingombrante nella propria identità artistica.

“È un modo per presentarmi, con le mie forze e le mie fragilità. Un monologo fatto di storie vere, di un violoncello che parla e di quel pizzico di autoironia che mi contraddistingue”Alice De André

Perché non perdere “Alice (non canta) De André”

Non aspettatevi un tributo canonico. Questo è un omaggio rovesciato: un invito a conoscere Alice come persona e come artista. Accompagnata dal violoncello e dai profumi della Sardegna, l’attrice guida il pubblico in un silenzio denso, spezzato solo da risate e commozione, rendendo la storia della famiglia De André un patrimonio collettivo in cui ogni spettatore può rispecchiarsi.