Gianfranco Minissale è il nuovo capo della mobile di Roma

Cambio al vertice della Squadra Mobile della Capitale. Gianfranco Minissale è il nuovo dirigente dell’ufficio investigativo della Questura di Roma. La presentazione ufficiale si è svolta questa mattina negli uffici di polizia di via San Vitale. Minissale prende il posto di Roberto Pititto e approda a Roma dopo aver guidato la struttura investigativa provinciale di Reggio Calabria.

Trent’anni di carriera nella Polizia di Stato

Originario del Messinese, Minissale ha avviato la sua carriera nella Polizia di Stato nel 1990. Al termine del percorso formativo per funzionari, nel 2002 è approdato a Palermo, dove ha maturato le prime esperienze direttive al commissariato Zisa-Borgonuovo.

Nel 2006 gli è stata affidata la sede distaccata di Corleone, per poi passare l’anno successivo alla Squadra Mobile del capoluogo siciliano. In terra palermitana si è occupato a lungo di indagini sui reati contro il patrimonio, della cattura di latitanti e del contrasto alla criminalità organizzata.

Il percorso professionale è proseguito alla guida delle Squadre Mobili di Messina (dal 2021) e di Genova (dal 2023), fino al trasferimento nel 2024 a Reggio Calabria, incarico che ha mantenuto prima della nomina a capo degli investigatori romani.

Il nodo sicurezza e i 18 ordigni: «Nessuna regia unica»

Durante il primo incontro con la stampa in questura, il nuovo capo della Mobile ha tracciato una panoramica sulle criticità della Capitale, soffermandosi in particolare sulla scia di attentati dinamitardi registrati negli ultimi mesi.

“Non tutte le 18 bombe che abbiamo registrato negli ultimi mesi sono riconducibili a un unico disegno criminale: in alcune occasioni sono certamente scollegate, in altri casi siamo al lavoro su possibili collegamenti.”

Secondo Minissale, dietro molti degli episodi non ci sarebbe una cupola unificata, ma frizioni tra gruppi rivali legate al controllo delle piazze:

“È evidente che c’è un tema di conquista o di riconquista di porzioni di territorio redditizie dal punto di vista del traffico di droga. Noi riteniamo che non ci sia una sola mano, ma è ben probabile che alcuni episodi siano riconducibili a dissidi tra gruppi familiari per motivi diversi, a volte legati allo spaccio, a volte no.”

Resta alta l’attenzione degli inquirenti su una tendenza allarmante che sta segnando la cronaca cittadina: “La riflessione che stiamo facendo — ha sottolineato il dirigente — è che la bomba stia diventando la modalità per risolvere qualsiasi tipo di situazione”.