Short Theatre 2026: Lorenzo Palma incontra Michele Di Stefano

Lorenzo Palma incontra Michele Di Stefano
PLAY

Dal 3 al 12 settembre torna nella Capitale il festival internazionale delle arti performative. Oltre 65 eventi, 40 compagnie e location d’eccezione, dall’Orto Botanico a La Pelanda. Ai microfoni di Dimensione Suono Roma, le anticipazioni del co-direttore artistico Michele Di Stefano.

Il conto alla rovescia è quasi terminato. Dal 3 al 12 settembre 2026, Roma torna a essere il palcoscenico dell’avanguardia artistica internazionale con la nuova, attesissima edizione di Short Theatre.

Nel  suo Rooftop, Lorenzo Palma ha intervistato Michele Di Stefano, che insieme a Silvia Bottiroli, Ilenia Caleo e Silvia Calderoni firma la direzione artistica di un festival che quest’anno spinge ancora più in là i propri confini. L’obiettivo? Continuare a interrogare la forma stessa del “festival” e la sua funzione nel presente: quali spazi inediti può aprire? Quali forme di incontro può generare in una metropoli come Roma?

Le location: dall’Orto Botanico al Teatro Vittoria

La geografia di Short Theatre 2026 è pensata per dialogare intimamente con il tessuto urbano. Se la scorsa edizione si era chiusa sotto le architetture del Palazzo dei Congressi, quest’anno il sipario si alza in un luogo magico: l’Orto Botanico di Roma.

Come ha spiegato Michele Di Stefano nell’intervista, l’apertura all’Orto Botanico non è casuale: “Cercheremo di non sovrapporci con impianti teatrali, lasciando che le cose si confondano fra natura e performance”. Un approccio delicato che darà vita a quella che i curatori definiscono una vera e propria “psichedelia sentimentale”, un’atmosfera unica che farà da filo conduttore all’intera rassegna.

Non mancheranno i luoghi storici: il cuore pulsante del festival resta La Pelanda (all’ex Mattatoio), di cui quest’anno verrà sfruttato un perimetro interno ancora più ampio. Tra le grandi novità, l’approdo al Teatro Vittoria, che ospiterà l’attesa prima italiana del nuovo spettacolo dell’artista spagnolo Alberto Cortés, reduce dal successo al Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles.

I numeri e i formati: un’esplosione di linguaggi

I dieci giorni di Short Theatre 2026 promettono di trasformare Roma in un crocevia di culture e sperimentazioni, accogliendo artisti dall’Italia, dall’Europa e dal Sud ed Est Globale. I numeri parlano chiaro:

  • Oltre 65 appuntamenti diffusi nella città.

  • Più di 40 realtà artistiche tra compagnie, performer e ricercatori.

  • Formati ibridi e contrastanti: tenendo fede alla vocazione “dinamica” del festival, il pubblico potrà assistere a spettacoli della durata di tre ore così come a performance brevissime e fulminee.

Ma cosa vedremo in scena? Il programma sfugge a ogni etichetta tradizionale. Ci sarà spazio per la danza, per le installazioni e per le sessioni di ascolto musicale quotidiane. Assisteremo a opere che fondono coraggiosamente canto lirico e beatbox, testo poetico e pura presenza scenica. E ancora: passeggiate collettive, gesti simbolici, residenze artistiche e formati dedicati alla trasmissione dei saperi e all’esplorazione drammaturgica.

Short Theatre 2026 non è solo una vetrina di spettacoli, ma un organismo vivo che invita i cittadini a partecipare, ascoltare e incontrarsi. A partire dal 3 settembre, Roma è pronta a lasciarsi invadere da questa “psichedelia sentimentale”.