Eurovision, la seconda semifinale: i voti di Xenia
Bulgaria – Dara – “Bangaranga” — VOTO 5,5
Apre la semifinale con zombie, atmosfera post-apocalittica e ritmo da cardio intensivo. Lei però sembra più l’animatrice del villaggio turistico nell’ora della baby dance che la regina dell’horror. George Romero incontra Ferragosto a Ostia.
Azerbaigian – Jiva – “Just Go” — VOTO 5,5
Ballad tristissima da messaggio vocale mandato alle 2 di notte dopo una rottura. Tutto molto delicato, malinconico, struggente… poi arrivano le lacrime finte rosso sangue e sembra improvvisamente una fiction crime turca. Un po’ troppo drama queen.
Romania – Alexandra Căpitănescu – “Choke Me” — VOTO 5
Total black, look gotico, energia da boss finale di un videogioco dark fantasy. Il problema? Intensità al massimo dal primo all’ultimo secondo. Dopo un po’ più che soffrire per amore ti viene voglia di offrirle una tisana rilassante.
Lussemburgo – Eva Marija – “Mother Nature” — VOTO 7
Sembra uscita direttamente da una foresta incantata Disney. Delicata, semplice, pulita: porta sul palco una vibe “abbracciamo gli alberi” che però funziona davvero. E in mezzo a fuoco, urla e drammi vari… quasi quasi rilassa pure.
Repubblica Ceca – Daniel Žižka – “Crossroads” — VOTO 6
Voce bellissima, presenza elegante, giochi di specchi ovunque: praticamente un videoclip Tumblr del 2014 diventato realtà. L’emozione ogni tanto si sente, ma ci sta. In una semifinale piena di caos, lui almeno canta davvero.
Francia – Monroe – “Regarde!” — VOTO 6,5
17 anni e la sicurezza di chi litiga con le note alte da una vita. Vocalmente bravissima, scenicamente molto meno aiutata: la scenografia sembra scelta cinque minuti prima della diretta. Lei salva tutto con carisma e faccia tosta.
Armenia – Simón – “Paloma Rumba” — VOTO 5
Eurovision nella sua forma più incontrollabile: piume, caos, rumba, colori sparati e outfit che sembrava un muro della cameretta pieno di post-it. Succede di tutto, continuamente, e alla fine ti dimentichi pure la canzone. Trash allo stato puro, ma con impegno.
Svizzera – Veronica Fusaro – “Alice” — VOTO 6,5
Altro che Paese delle Meraviglie: questa Alice sembra uscita da una seduta di terapia intensiva emotiva. Tema pesante, interpretazione intensa, atmosfera sospesa. Veronica tiene tutto in equilibrio senza strafare e riesce pure a non cadere nel melodramma. Elegante nel dolore.
Cipro – Antigoni – “Jalla” — VOTO 5,5
Parte come se dovesse conquistare il Madison Square Garden e finisce con l’energia della sagra della porchetta alle 23:40. Shakira vibes, can can improvviso, ballerini indemoniati: magnetica lo è eccome, ma il pezzo si perde nel traffico del palco.
Austria – Cosmó – “Tanzschein” — VOTO 6
Sembrano atterrati direttamente da una discoteca spaziale del 1982. Argento ovunque, citazioni electro a pioggia, vibe da astronave low budget. A metà tra i Kraftwerk e un presepe futuristico. L’estetica colpisce, il problema è ricordarsi poi la canzone.
Lettonia – Atvara – “Ēnā” — VOTO 7
Minimalista, aliena, quasi ipnotica. Racconta la depressione senza urlarla e in mezzo a mille luci e fiamme riesce nell’impresa più difficile: far abbassare il volume all’Eurovision. Un cono di luce, pochi movimenti e tanta atmosfera. Strana ma bellissima.
Danimarca – Søren Torpegaard Lund – “Før Vi Går Hjem” — VOTO 6,5
Seduttore nordico con lo sguardo da “so già che finirà male ma intanto balliamo”. Rischiava il karaoke sentimentale da locale chic, invece la porta a casa con classe e una certa furbizia scenica. Più furbo che romantico.
Australia – Delta Goodrem – “Eclipse” — VOTO 7-
Entra sul palco come una regina galattica pronta a dichiarare guerra all’universo. Voce enorme, presenza gigantesca, outfit che rifletteva luce fino in Nuova Zelanda. Tutto molto epico… forse anche troppo. A tratti sembra che la canzone rincorra la scenografia.
Ucraina – Leléka – “Ridnym” — VOTO 7,5
Una delle esibizioni più sincere della serata. Nessun bisogno di effetti speciali: bastano il sorriso, la voce e quel senso fortissimo di appartenenza che arriva dritto addosso. Delicata ma potentissima. E sì, la cicogna ha spiccato il volo davvero.
Regno Unito – Look Mum No Computer – “Eins, Zwei, Drei” — VOTO 5
Casino? Tantissimo. Divertimento? Anche. Problema: dopo tre minuti non ricordi nulla se non il mal di testa. Sembrava un team building aziendale finito male dentro un rave anni ’90. Rumorosi ma evaporano subito.
Albania – Alis – “Nân” — VOTO 5,5
Dramma, ombre interiori, mamma che aspetta il ritorno dell’eroe… praticamente un musical medievale portato all’Eurovision. Atmosfera intensa, forse fin troppo. A tratti sembra che da un momento all’altro debba partire il monologo in un castello in fiamme.
Malta – Aidan – “Bella” — VOTO 5
Parte con ambizioni da western di Sergio Leone e finisce in videoclip estivo girato all’ultimo minuto. Lui si atteggia da pirata romantico maledetto, ma l’emozione resta dispersa nel vento caldo della canzone. Molto costume, poca anima.
Norvegia – Jonas Lovv – “Ya Ya Ya” — VOTO 5
Vuole essere punk, ribelle, sporco, provocatorio. Peccato che sembri più uno che ha scoperto il punk ieri sera su Spotify. L’attitudine non si compra con tre urla e una giacca strappata. “Ya Ya Ya”, sì… ma pure “mah mah mah”.