Da smartworking a workation: l’evoluzione del telelavoro

Nasce Smace "smartworking in a smart place"

Dallo scoppio della pandemia si sono diffuse alcune terminologie diventate d’uso comune che prima esistevano ma erano sicuramente più desuete. Smartworking è tra queste. Infatti mentre sappiamo che la pratica del telelavoro esisteva già, quindi l’attività lavorativa senza vincoli di luogo.

Durante la pandemia è diventata una pratica salva vita o salva lavoro o salva società: infatti di fronte all’urgenza di distanziamento lo smartworking ha permesso, laddove possibile, di continuare a portare avanti le attività lavorative. Si lavorava da casa, dove ci veniva richiesto di stare.

Questo è poi continuato anche dopo l’esigenza forzata di quarantena, posto che l’emergenza covid è ancora in atto. Questo ha ovviamente diviso la società tra chi dice sì e chi dice no.
C’è chi ama lo smartworking in quanto gli consente di stare a casa quindi alzarsi un’ora di più e recuperare quei 60 minuti di sonno che danno alla vita una qualità migliore e chi invece odia la sedentarietà domestica.
C’è chi non sa rinunciare alla socialità del posto di lavoro, incontrarsi con i colleghi e prendersi un caffè insieme dopo essersi alzati, vestiti, messi in macchina o sui mezzi. Mentre chi non ha bisogno di tutte queste azioni per avviare la giornata, ma basta fare colazione e mettersi davanti al computer per godersi il benessere di una maggiore lentezza, sottovalutata nella nostra società ma tuttavia sacrosanta.
Insomma non c’è un giusto o uno sbagliato. E’ una questione soggettiva.
Un aspetto invece oggettivamente favorevole. Lo smartworking fa bene all’ambiente. Se si pensa a quante automobili o mezzi di trasporto simili in meno circolano e i consumi (annullati) degli uffici ne consegue che l’impatto sull’ambiente è minore.

Pertanto se lo smartworking è la nuova frontiera del lavoro ecco che la società e anche l’economia si è adattata al nuovo trend. E’ il caso di Smace, acronimo di smartworking in a smart place, una start up che volendo riequilibrare il rapporto vita-lavoro si pone come obiettivo quello di proporre dei pacchetti alle aziende pacchetti da destinare ai propri dipendenti, affinché questi ultimi possano lavorare a distanza in una struttura convenzionata e più vi si soggiorna, meno si paga.
Le location sono tra la Toscana, l’Umbria, la Lombardia e l’Emilia Romagna e rispondono tutte a una serie di requisiti minimi: camera con postazione di lavoro, wi-fi, fotocopiatrice e stampante a disposizione, meeting room e possibilità di un break-lunch veloce.

Quindi funzionerebbe che anche quando ci sarà la ripresa al 100% del lavoro in ufficio l’azienda può offrire ai proprio dipendenti la workation (anziché vacation) perché non si tratta di una vera e propria vacanza ma di lavoro in un posto di vacanza.

L’azienda interessata al workation per i suoi collaboratori potrebbe così facilmente acquistare dei coupon, lasciando al dipendente la libertà di prenotare il soggiorno nel luogo e nel periodo da lui preferito. Una seconda opzione già attiva è inoltre quella di inserire le proposte di Smace fra i crediti welfare annuali.

(Qui per le altre news di lifestyle)