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Tutte le bufale del M5s sul parco di Centocelle

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Una bonifica mai fatta, un tavolo tecnico al quale i cittadini non si sono mai seduti nonostante le promesse, gli sfasciacarrozze prorogati senza interventi paralleli per far partire la delocalizzazione votata in aula Giulio Cesare, i fondi per i lavori del II stralcio ancora da sbloccare, comunicazioni poco chiare e contraddittorie circa la realizzazione del “Pentagono italiano” da parte del ministero della Difesa, una partecipazione dal basso rimasta solo e unicamente nei proclami. E’ trascorso quasi un anno dallo scandalo (su cui indaga la Procura) scoppiato intorno ai rifiuti interrati nel parco di Centocelle. E se in passato le attenzioni dell’amministrazione sul polmone verde non sono state assolutamente sufficienti a garantirne la valorizzazione e la tutela meritate, tutto si può dire tranne che la musica, con il Movimento Cinque Stelle, sia cambiata.

La bonifica mai fatta  

“Stiamo lavorando alla completa riqualificazione del Parco archeologico” scrive ieri su Facebook il presidente della commissione Ambiente Daniele Diaco. Ma i residenti che il parco lo vivono nel quotidiano (o vorrebbero farlo) fanno fatica a scorgere qualche segnale di un lavoro che, a onor del vero, sarebbe dovuto partire mesi e mesi fa. La bonifica più volte annunciata per l’area dell’ex tunnel Mussolini sul lato di via di Centocelle (dove lo scorso gennaio è partito un incendio che ha bruciato l’immondizia fuoriuscita dalla cave di tufo sotterranee) non è mai stata fatta.
E pensare che la sindaca Raggi l’aveva imposta con un’ordinanza del 20 febbraio 2017 entro 60 giorni dalla sua notifica agli enti preposti. “Si è iniziato il percorso di caratterizzazione dei rifiuti collaborando con l’Università La Sapienza, entro due mesi sarà chiuso il bando e verrà selezionata la ditta affidataria per svolgere tale compito, necessario per effettuare la bonifica” prometteva l’assessore all’Ambiente del V municipio Dario Pulcini il 21 aprile a dead line già ampiamente scaduta. Siamo al 6 dicembre e le operazioni non sono ancora partite.
Connessi con la “completa riqualificazione” di cui sopra, ci sono poi i lavori del II stralcio del parco, fermi dal 2014 per il fallimento della ditta che aveva vinto il bando. Non c’era il M5s nel 2014, ma in più di un anno di amministrazione Raggi non è stato fatto niente per riassegnare i lavori al secondo in classifica. Tutto fermo.

I rottamatori mai spostati

Niente si muove nemmeno sul fronte degli autodemolitori, una decina in totale tra viale Palmiro Togliatti e via di Centocelle. Di spostamento in spazi idonei – che non siano un parco archeologico vincolato – si ragiona da secoli, senza arrivare a una soluzione condivisa. “È cominciato il percorso per la delocalizzazione degli autodemolitori, attraverso una commissione capitolina ad hoc convocata dal presidente Daniele Diaco, tenutasi il 18 aprile 2017” dichiara mesi fa l’assessore Pulcini. Gli intenti sembrano chiari. Ma il 6 luglio viene bocciata in Consiglio comunale la mozione di Sinistra Italiana che chiede proprio la delocalizzazione. E lo stesso Diaco giustifica il voto così: “Il trasferimento non risolve il problema”. Poi però ci ripensa, e una settimana dopo in Aula passa un atto che mette nero su bianco la necessità di spostare le attività. Arriviamo a oggi, cinque mesi più tardi, e a parte dei controlli di polizia sulla regolarità degli esercizi e il sequestro di alcuni di questi per indagini in corso da parte dei giudici, non si è ancora discusso nè il quando nè il dove trapiantarli. E per gli sfasci è scattata l’ennesima proroga.

“Sul Pentagono solo bugie” 

L’altro grande punto interrogativo riguarda il progetto di ampliamento dell’area militare (già presente in una porzione di terreno di proprietà dell’Aeronautica) in capo al ministero della Difesa, annunciato lo scorso marzo dalla titolare del dicastero Roberta Pinotti. Un piano che interesserà la zona dell’ex aeroporto di Centocelle, già sede del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI). E’ ancora in fase embrionale ma oggetto di discussione avviata ai tavoli degli attori coinvolti: prevede il restyling del parco, la realizzazione di una servitù di passaggio a uso dei militari, una strada che taglierà in due il verde collegando via Papiria e via Casilina, all’altezza della fermata della linea C Parco di Centocelle, realizzata in cambio di un presidio fisso della guardia forestale con scuola di botanica, oltre al recupero della villa Ad Duas Lauros, metà della quale ancora dentro il confine della base militare. Ma sui dettagli del progetto, le informazioni arrivate ai cittadini sono pochissime.
Lo scorso 15 novembre un incontro sul parco alla Casa della Cultura con i comitati di quartiere. Per l’occasione il presidente del V municipio Giovanni Boccuzzi ha mostrato una serie di slide con il suddetto progetto tracciato su una mappa. Niente di definitivo, ma la contrarietà di Roma Capitale – quella messa nero su bianco nella mozione 54 votata a luglio scorso che “impegna la sindaca, la sua giunta, l’assessore ad attivarsi presso il Governo per manifestare la contrarietà di Roma Capitale a realizzare il cosiddetta “pentagono italiano” – non è stata mai espressa. Senza contare che sul documento veniva sottolineata l’imprescindibilità di garantire “la partecipazione della cittadinanza e dei comitati”.

Il tavolo tecnico mai convocato 

Già, “la riqualificazione del parco avverrà in maniera partecipata con la cittadinanza” ha dichiarato ancora una volta l’assessore Pulcini. Eppure quel “tavolo tecnico interdipartimentale”, la cui partenza viene annunciata puntualmente in ogni occasione istituzionale che ha per oggetto il verde di Centocelle, non è stato ancora convocato. Doveva servire a discutere gli interventi da effettuare per la valorizzazione dell’area archeologica. “Ho votato Cinque Stelle perché credevo davvero nel cambiamento. Purtroppo devo constatare che quanto fatto, o non fatto, per il parco di Centocelle è emblematico di un presente identico al passato”. A parlare è Fabrizio Galluzzi, uno degli esponenti del comitato Pac Libero, in prima linea nella battaglia a tutela del parco. “Si sono riempiti la bocca della parola legalità, li ho votati proprio perché pensavo che sarebbero stati in grado di ripristinarla anche in situazioni come quella del parco archeologico”. Che invece rimane un covo di illegalità. Dai rottamatori inquinanti agli strati di immondizia sotterranea, dagli insediamenti abitativi nascosti nella vegetazione mai curata, agli abusi edilizi di chi, ancora impunito, ha tirato su casette e coperto intere aree col cemento.
C’è però un intervento fatto come promesso, o quasi, che gli amministratori capitolini ci tengono a rivendicare. “Stiamo ponendo rimedio a una situazione di degrado complessa e annosa – scrive Diaco su Facebook – nell’ambito del progetto di forestazione urbana partecipata che investe la nostra città, gli alberi piantati lo scorso 19 novembre nel Parco di Centocelle sono un segnale concreto e tangibile della nostra attenzione per questa importante area verde”. Vero, o quasi. Era il 19 novembre e lo stesso Diaco insieme all’assessore Pinuccia Montanari e al presidente Giovanni Boccuzzi, tutti armati di guanti e vanga per scavare e piantumare, hanno posizionato degli alberelli nel parco. Ma i cittadini non sono stati esattamente soddisfatti e si sono permessi di rilasciare delle dichiarazioni a RomaToday in cui manifestavano il loro disappunto: solo quattro gli esemplari piantati, senza il sostegno in legno necessario a evitare che li venti li sradichi dal terreno, nessuna attenzione alla procedura di piantumazione. E nessuna operazione di innaffiatura. Critiche messe immediatamente a tacere dall’amministrazione capitolina, che invece di tentare di fornire spiegazioni, magari rassicurando i suoi cittadini sulla bontà dell’operazione svolta, ha bollato la notizia come “bufala” zittendo gli utenti sui social: “Rispediamo al mittente qualsiasi polemica pretestuosa, strumentale e ideologica. Soprattutto quelle di chi lamenta il mancato innaffiamento degli alberi dimenticando che siamo a dicembre, mese in cui, solitamente, piove e non c’è il solleone”.

In collaborazione con:

 romatoday

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