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Preferenziale Portonaccio, truffa aggravata e danno erariale: il Comune finisce in Procura

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La vicenda della corsia preferenziale di Portonaccio con la valanga di multe piovute su migliaia di automobilisti è una truffa. E’ questa l’ipotesi, sostenuta da  numerose prove, che ha spinto il capogruppo di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera, a presentare una denuncia penale alla Procura di Roma per truffa aggravata e contestualmente, stavolta  alla Corte dei Conti, un esposto prefigurando il danno erariale. Si tratta solo dell’ultimo capitolo di una vicenda che da mesi si è trasformata in un vero e proprio problema sociale che coinvolge migliaia di romani, sommersi dai verbali e dall’incubo di pagare migliaia di euro in sanzioni per essere passati su quella che è  diventata la preferenziale più famosa d’Italia.

Il pasticciaccio di Portonaccio

Un incasso che per il Comune si sta trasformando in un boomerang che rischia di danneggiare seriamente le già traballanti casse del Campidoglio. Non bastavano infatti i ricorsi accolti da numerosi giudici di pace e le contestuali spese legali da pagare, oppure la rivolta dei cittadini. Ora i guai per l’amministrazione grillina si fanno più grossi. Si va sul penale e il caso finisce in Procura. Perché siamo davanti ad una truffa lo ha spiegato oggi in conferenza stampa l’avvocato Cristian Fragalà che insieme al collega Luigi Pirozzi, ha elaborato gli esposti per conto di Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia in Comune: “La nostra ipotesi è che, dato il materiale raccolto, ci sia stata una volontà di incassare i soldi delle sanzioni comminate sulla preferenziale. Questo nonostante l’amministrazione fosse cosciente delle mancanze e dell’inidoneità nella comunicazione e nella segnaletica”.

Truffa aggravata: perché

Una vera e propria truffa che diventa aggravata perché – secondo l’ipotesi – attraverso i verbali l’amministrazione ha fatto credere agli automobilisti di essere in torto. A supporto delle ipotesi ampia documentazione, tra cui spicca la mozione di giugno, il carteggio tra Atac, il dipartimento mobilità e l’assessorato competente, la missiva del  vicecomandante della polizia locale che riteneva insufficiente la segnaletica, nonché il rifacimento stesso della segnaletica per ben due volte. Aspetti questi già alla base dell’accoglimento di molti ricorsi e che oggi diventano prove per portare in tribunale i responsabili del pasticciaccio.
“Responsabili rintracciabili tanto nella parte tecnica, quanto nella parte politica”, spiega l’avvocato Fragalà. “Dalle lettere”, aggiunge Ghera, “vediamo coinvolti più volte e in più livelli, tanto la parte politica, quanto quella tecnica. La prima o chiede pareri o viene avvisata dalla seconda”.

Preferenziale trappola

Una denuncia che traduce in termini legali ciò che da tempo il capogruppo di Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera denuncia: “Noi avevamo detto con la nostra mozione (n.50 del 27 giugno 2017, ndr) che si doveva procedere in autotutela, almeno per le prime settimane, quando la segnaletica era totalmente inesistente. E ovviamente mettere un punto, dopo aver messo una cartellonistica adeguata. Questo non è stato fatto – spiega il consigliere – e pertanto riteniamo che ci sia stata una coscienza di un problema importante da parte dell’attuale amministrazione comunale e in particolare della giunta cinque stelle”.
“Quella strada è una Ztl non una preferenziale”
Un allarme lanciato più volte anche dai cittadini. Il comitato Uniamoci contro le multe, arrivato a contare 18.000 persone, più volte ha chiesto all’amministrazione la sospensione in autotutela. “Abbiamo incontrato più volte l’amministrazione”, spiega Luca Cardia uno dei rappresentati del Comitato. “Le nostre richieste sono rimaste sempre inascoltate. Avevamo paventato il rischio di danno erariale ed ora i fatti ci stanno dando ragione”. Cardia sottolinea anche la necessità di “dire quello che la strada è realmente, ovvero un varco Ztl e non una preferenziale”.

Una verità, quella esposta da Cardia, che di recente alcune sentenze dei giudici di Pace stanno certificando. La telecamera usata è infatti un occhio elettronico Sirio VES 1.0 e può essere utilizzato solo nel caso in cui “la corsia corrisponda materialmente ad un varco di accesso alle zone a traffico limitato” si legge nella sentenza. La telecamera quindi non è a norma. Un ulteriore elemento che certamente andrà a rimpolpare i ricorsi presentati.
Danno erariale
C’è poi il danno erariale che secondo Ghera è duplice: “Il Comune dovrà pagare le spese legali e quindi noi tutti pagheremo le inadempienze di quest’amministrazione. Inoltre se la preferenziale fosse stata fatta a norma le multe sarebbero state esigibili e le casse del Comune ne avrebbero beneficiato. Così non è e chi ne è responsabile dovrà risponderne alla Corte dei Conti”.

Il pasticciaccio? Colpa dell’ansia da prestazione grillina

Per Ghera la motivazione di tutta questa situazione è abbastanza chiara: “Visto che l’attuale amministrazione scarseggia in risultati si è ritenuto più importante l’effetto politico nell’istituire una corsia preferenziale di 300 metri perché poteva essere un qualcosa che era stato fatto. E’ stata fatta quindi una pressione enorme contro gli uffici che probabilmente ha prodotto uno sbaglio. Secondo noi sarebbe stato opportuno non avere un periodo così breve di sperimentazione di 11 giorni ma magari di oltre un mese facendo magari dei passaggi in radio o distribuendo materiale divulgativo. Questo- ha aggiunto Ghera- sicuramente avrebbe prodotto maggiore informazione e meno verbali. Questo non è stato fatto perché in qualche modo la Giunta Cinque Stelle soffre di ansia da prestazione non avendo prodotto nessun tipo di risultato per la città”.

In collaborazione con:

 romatoday

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