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4 ore fa - 8 ore fa

A Dimensione Suono Roma la ‘romanità contaminata’ di Alessandro Mannarino
Che è romano lo si capisce subito dalla parlata e dall’accento che traspare anche nel cantato. Immancabile cappello in testa, baffi e barba accennata, occhi scuri e profondi, il sorriso e la battuta sempre pronti, Alessandro non sembra sentirsi proprio a suo agio nel ruolo dell’intervistato, sicuramente preferirebbe una chiacchierata intorno a un tavolo, magari con un bel bicchiere di vino davanti, o del whisky, come accade ai personaggi raccontati nel suo album di debutto Bar della rabbia. Classe 1979, romano della Casilina, sul suo sito MySpace viene definito uno stornellatore moderno e un cantautore metropolitano, le sue canzoni tragicomiche e surreali mischiano ritmi di musica popolare italiana con elementi balcanici e gitani, suoni del sud del mondo e citazioni felliniane. La sua è una ‘romanità contaminata’: “sì, bella come definizione! E’ quello che viviamo oggi, per lo meno quello che ho vissuto io, la mia esperienza personale, quando sono uscito da casa mia in periferia, ho preso un autobus verso il centro e mi sono perso per i localini intorno alla Stazione Termini. Sono uscito dal ghetto, che può essere anche un ghetto mentale a volte, è una povertà di informazione, una povertà di conoscenza rispetto alle sfumature, alla ricchezza culturale che invece hanno portato con sé gli immigrati dagli anni ’80 in poi e le comunità culturali che sono venute a Roma. Io in quei localini ho iniziato come dj ascoltando moltissimi dischi e poi mi sono appassionato”.
Già ospite della rassegna Generazione X Alessandro Mannarino stasera torna all’Auditorium Parco della Musica e stavolta si esibisce nello spazio prestigioso della cavea: “sì questo è il mio primo vero tour, si dice così tour vero?” Mi chiede quasi incredulo. “Sono contento, ma spero di non pensarci troppo, l’importante è l musica, la cavea è un posto come un altro, ma non è un posto come un altro perché è prestigioso, ho visto il cartellone, gli ospiti, e quasi mi vergogno a suonarci, e poi a Roma, mamma Roma! Non so, meglio non pensarci. Ancora mi ricordo il mio primo concerto a 19 anni, è stato traumatico, per due hanni non ho più suonato dal vivo. Oggi sono contento di vedere che quando vado a suonare ci viene gente, ho sempre gli incubi che vado a suonare e la sala è vuota!”
Chitarra in spalla e immancabile cappello presenta il suo primo album Bar della rabbia, un affresco che racconta un’umanità variegata, umile, ribelle o esiliata, che popola le baracche dei campi nomadi, le strade e i cantieri di una Roma a volte massacrata. I toni sono onirici e surreli, in bilico tra fantasia e realtà: “il titolo del disco riprende una traccia dell’album che si chiama Bar della rabbia e parla di una persona che nella vita ha perso tutto, però ci ride sopra e gli prende bene, questo è un po’ il succo. Sono molto affezionato a questo brano, l’ho scritto di getto, tra il balcone e la camera in affitto, ho lasciato stare la metrica, gli accordi, dovevo scrivere quello che sentivo sennò mi sarei buttato di sotto!” E poi aggiunge ridendo: “ ma tanto stavo al primo piano e non mi sarei fatto niente! Ho chiamato l’album Bar della rabbia perché è pieno di personaggi, un barbone, una prostituta, un pagliaccio , che possono essere immaginatoi come avventori di questo bar, che raccontano la propria storia e attraverso la fantasia, che può essere un bicchiere di whisky, sciolgono la rabbia. Un po’ come quando bevi il whisky con il ghiaccio, quando si scioglie il liquore è più morbido e sprigiona anche più profumo. Quello che ho cercato di dire è che abbiamo tanti motivi per arrabbiarci ogni giorno, qualsiasi sconfitta però può essere trasformata in qualcos’altro attraverso la fantisia e la ricerca di rapporti sinceri con gli altri”.
Tanti i riferimenti cultural-musicali che Mananrino ha fatto propri, da Gabriella Ferri a Cesaria Evora, Manu Chao e Domenico Modugno… “Bob Dylan, De André, Édith Piaf, tutti i cantautori brasiliani, Caetano Veloso. La cosa bella, però, è che quando scrivo una canzone non ci penso per niente ai miei maestri, tutti viene spontaneo. Appartenere ad una scena o ad un genere musicale è solo un inutile parata di paletti, mi piace la libertà . Io vedo tanti concerti, ascolto e compro tanti dischi. Bè.. ora che ho un po’ più di soldi, prima confesso di aver scaricato”. Non incentiviamo la pirateria però! “No io invece la incentivo! Se qualcuno scarica il mio disco sono contento vuol dire che lo ascolta, che gli piace. Non muoio certo di fame se vendo un cd in meno, è un discorso di editori, di etichette discografiche, ma loro sono ricchi che c’importa. Se la mia canzone sta nelle case sono contento, c’è chi mi dice ‘grazie, ero in un momento difficile e la tua musica mi ha aiutato’, è la cosa più bella! E’ pure giusto dare un valore alle cose, perché c’è tanto lavoro dietro, ma a uno studente, a un disoccupato, come fai a dirgli di non scaricare? Ma menomale che scarica, che sta lì a cercare musica, che ha voglia di ascoltare cose nuove!”
Alessandro è certamente un personaggio eclettico e curioso, lo abbiamo visto in tv a Parla con me , scrive colonne sonore per il cinema, frequrnta il teatro, partecipa al progetto Voci nel deserto, sorta di rave teatrale, e l’anno scorso lo abbiamo visto anche recitare nel film Tutto l’amore del mondo, nei panni di un musicista (oltre ad aver inserito il brano Me so ‘mbriacato nella colonna sonora): “ho accettato subito incuriosito, avevo letto la sceneggiatura, scritta dal mio amico Massimiliano Bruno e mi era piaciuto tantissimo, poi però purtroppo l’hanno edulcorato, l’hanno fatto diventare un polpettone romantico per adolescenti, insomma alla fine mi sono pure vergognato di averlo fatto!
Più felici le esperienze teatrali, in particolare lo spettacolo Agostino scritto da Massimiliano Bruno e interpretato da Rolando Ravello, nel quale aAlessandro suonava un po’ tutto quello che gli capitava sottomano: “Rolando è stato bravissimo faceva da solo undici, dodici personaggi cambiando giusto un cappello, cose così. Mi ha dato tanto, e una sera è venuta Serena Dandini che dopo avermi visto suonare mi ha voluto a Parla con me”.
Davvero un tipetto interessante da seguire! L’appuntamento è per stasera, 30 luglio, nella cavea del Parco della Musica .
Prisca Civitenga
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